EPP cinquant’anni di storia | L’Europa parli con una voce sola
Aprile 24, 2026Venerdì 24 aprile ho partecipato a Roma alle celebrazioni per i 50 anni del Partito Popolare Europeo. Al Salone delle Fontane, all’EUR, si è svolta la manifestazione ”Liberi, Forti, Popolari” organizzata da Forza Italia con la partecipazione dei principali leader della famiglia popolare europea.
Ho preso parte alla giornata intervenendo nelle sessioni di lavoro e svolgendo una serie di incontri bilaterali di rilievo. Oltre al confronto con Antonio Tajani Vicepresidente del Consiglio e Vicepresidente del PPE, ho incontrato il Presidente del Partito Popolare Europeo Manfred Weber e l’ex Presidente del Parlamento Europeo Hans-Gert Pöttering figura storica della tradizione democristiana continentale.
Nel corso della giornata si è tenuto l’EPP Workshop ”The role of Christian Democracy in shaping Europe’s society and politics” articolato in due sessioni “Us or them? Christian heritage, the false claim of populists” e “We cannot afford to lose society! Can Christian Democracy win it back?”.
Un confronto diretto e necessario, che ha messo a fuoco la sfida del populismo alle radici cristiane dell’identità europea e la capacità della Democrazia Cristiana di tornare a parlare alla società reale, senza mediazioni.
Alla manifestazione hanno partecipato, tra gli altri, Roberta Metsola Presidente del Parlamento Europeo e Dolors Montserrat Segretario Generale del PPE insieme a rappresentanti di partiti popolari da tutta Europa.
I cinquant’anni del Partito Popolare Europeo non sono un traguardo da celebrare con la mente rivolta al passato. Sono una misura di responsabilità. “Liberi, forti e popolari” non è lo slogan di un anniversario: è il condensato di una tradizione ancora viva che da De Gasperi, Adenauer e Schuman arriva fino a noi con la stessa bussola: la persona prima di tutto, la cooperazione tra popoli come metodo, la pace come orizzonte irrinunciabile.
Il mondo intorno a quei valori è profondamente cambiato. E l’Europa è chiamata a stare all’altezza di questo cambiamento. La guerra in Ucraina, le tensioni geopolitiche globali, la crisi energetica: nessuna di queste sfide si affronta in ordine sparso.
L’epoca delle politiche nazionali isolate è tramontata. Ciò che serve – e che il PPE deve saper costruire – sono risposte europee comuni a partire dai nodi più urgenti: energia, sicurezza e politica estera.
Da Roma è arrivato un messaggio chiaro: serve un’Unione capace di parlare con una voce sola, il che significa superare quei meccanismi decisionali che oggi paralizzano l’Europa nei momenti in cui conterebbe di più essere uniti.
Il workshop sulla Democrazia Cristiana ha toccato un nervo scoperto. Il populismo non è soltanto una minaccia elettorale, è un tentativo sistematico di appropriarsi del patrimonio culturale cristiano per fini che con quel patrimonio non hanno nulla a che vedere. La risposta non può essere solo di ordine polemico. Deve essere politica, radicata, capace di tornare a intercettare quella parte di società che da anni guarda altrove e che ha il diritto di trovare nei partiti popolari un punto di riferimento credibile.
La sfida è anche democratica per avvicinare l’Europa ai cittadini, restituirle concretezza, valorizzare il principio di sussidiarietà non come formula ma come pratica di governo.
Un’Europa più autorevole nel mondo deve essere anche più riconoscibile al suo interno, alleata senza essere subalterna, autonoma senza chiudersi in sé stessa.
Mettere l’Italia al centro dell’Europa, posizione da sempre fondamentale per l’Unione di Centro, significa contribuire a costruire un’Unione fedele ai suoi padri fondatori e coraggiosa da affrontare il futuro.
Questa è la responsabilità del Partito Popolare Europeo a cinquant’anni dalla fondazione.
Questa è la responsabilità dell’UDC dentro quella famiglia politica.
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