Carlo Casini il parlamentare che metteva la coscienza prima del consenso
Aprile 22, 2026Palazzo Montecitorio ha ospitato un appuntamento di rilievo istituzionale e culturale: la presentazione del libro ”Carlo Casini. Discorsi politici e parlamentari” promosso dall’Associazione “Amici di Carlo Casini” e il Movimento per la Vita Italiano.
Il volume è stato editato dalla Camera dei deputati in stretta collaborazione con la Senatrice Paola Binetti e l’Onorevole Luisa Capitanio Santolini.
Un’iniziativa voluta con determinazione dal Presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana che ha aperto i lavori con il saluto istituzionale.
Presenti, tra gli altri, il Cardinale Ennio Antonelli Presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Famiglia, Luciano Violante Presidente della Camera dei deputati nella XIII Legislatura, Maurizio Gasparri Presidente della 3a Commissione permanente Affari esteri e difesa del Senato della Repubblica, Antonio Iodice Presidente onorario dell’Istituto di studi politici “San Pio V” e le autrici del volume.
Ha moderato il giornalista di Avvenire Francesco Ognibene.
Un patrimonio politico da non disperdere
Il libro non è un atto commemorativo fine a se stesso. È la raccolta sistematica di discorsi parlamentari e politici di un protagonista della storia repubblicana che ha attraversato oltre trent’anni di legislazioni decisive, dalla legge 194 alle direttive europee sulla bioetica lasciando una traccia argomentativa precisa, documentata e difficile da ignorare.
Sono intervenuto nella prima sessione dei lavori inquadrando la figura di Casini non solo attraverso il ricordo personale – per me è stato un amico e un maestro – ma anche attraverso le categorie della politica.
Coerenza come metodo non come postura
Ciò che distingueva Carlo Casini nel panorama parlamentare italiano era la qualità del suo ragionamento pubblico. In un contesto dove la mediazione veniva spesso scambiata per virtù e l’ambiguità per pragmatismo, lui costruiva posizioni giuridicamente fondate, argomentate con rigore e sostenibili nel tempo.
Non cercava lo scontro personale. Cercava la chiarezza delle premesse.
Questo approccio razionale, non polemico, capace di reggere il conflitto senza esasperarlo, gli consentì di mantenere una credibilità trasversale anche in stagioni politiche polarizzate. Lo stesso Pannella, avversario tenace su più fronti, ne riconosceva la statura.
Il diritto alla vita come categoria politica
Nel 1975 Casini fondò il Movimento per la Vita. Da quel momento ogni suo atto parlamentare trovò la propria bussola in un principio che non negoziava: la vita umana è inviolabile, dal concepimento alla morte naturale.
Lo sostenne nell’aula di Montecitorio nel 1978 quando era in minoranza. Lo portò a Strasburgo nei dibattiti europei sulla bioetica. Lo tradusse nella campagna “One of Us” che raccolse oltre due milioni di firme in tutta Europa per il riconoscimento giuridico dell’embrione umano.
Non era pura militanza di bandiera. Era l’applicazione consequenziale di una visione antropologica alla quale non rinunciò mai per ragioni di convenienza o di opportunità elettorale.
Politica come responsabilità non come gestione del consenso
Nel mio intervento ho citato una sua convinzione di fondo «Dire ciò che è giusto non garantisce il successo, ma rinunciarvi garantisce la sconfitta morale.»
È una lezione politica che merita di essere recuperata nel dibattito contemporaneo.
Casini perdeva battaglie parlamentari. Ma costruiva posizioni che resistevano al tempo perché erano fondate su principi e non sull’inseguimento del sentiment prevalente.
Concepiva il mandato politico come obbligo di coscienza prima che come esercizio di potere. La politica nel suo schema, non crea il bene, lo riconosce e lo protegge. Una distinzione che orientava ogni sua scelta pubblica.
Un modello di laicato cattolico impegnato
Va riconosciuto anche questo aspetto che appartiene alla storia politica italiana: Casini ha incarnato un modello specifico di presenza cattolica nella vita pubblica. Non subalterno alla gerarchia, non privatistico nella fede, direttamente impegnato nella polis con strumenti laici: il diritto, il parlamento e la società civile organizzata.
La sua battaglia per il riconoscimento delle radici giudaico-cristiane nella Costituzione europea rientrava in questa visione. Come il lavoro costante nei gruppi interparlamentari, anche con delegazioni dei Paesi dell’Est, sulla libertà religiosa come diritto fondamentale e non come concessione degli Stati.
La curatrici del volume, Paola Binetti e Luisa Capitanio Santolini, hanno inquadrato con precisione la sfida editoriale e la statura del personaggio: raccogliere l’attività di Casini in un solo volume ha significato misurarsi con un impegno politico che la Binetti ha definito “totalizzante” perché è stato impossibile separare il magistrato dal politico, l’uomo dal cattolico.
Un altro elemento rende il libro ulteriormente significativo: Carlo Casini è oggi Servo di Dio con una causa di beatificazione in corso. La sua cerchia di sostenitori cresce. E la sua figura resta.
Per la Binetti è la prova vivente che investire in una visione politica fondata sul servizio autentico, senza opportunismi e senza conflitti di interesse, non è mai fuori tempo.
Il libro restituisce alla discussione pubblica un corpus di pensiero politico che sarebbe sbagliato relegare all’archivio.
Le posizioni di Carlo Casini sul valore della vita, sull’identità europea, sul rapporto tra etica e legislazione sono tutt’altro che esaurite. Continuano a interpellare chi fa politica e chi la osserva.
Questo, per chi lo ha conosciuto e ha condiviso parte del suo percorso, è forse il segno più concreto di una presenza ancora viva.
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