Formare medici palliativisti non basta, servono prospettive e investimenti nel Servizio sanitario nazionale
Ottobre 29, 2026Oltre sei posti su dieci restano vuoti nelle scuole di specializzazione in Medicina e Cure Palliative. Per questo ho presentato l’ordine del giorno 9/2700-A/9 alla delega sulle professioni sanitarie chiedendo al Governo di capirne il motivo e di aprire a questi medici più strade e prospettive nel Servizio sanitario nazionale.
Il Governo ha espresso parere favorevole, con una riformulazione che lo impegna a valutare l’opportunità di adottare le iniziative che ho indicato. Non è un sì automatico. È un primo passo e un primo passo serve a mettersi in cammino.
Nell’anno accademico 2025/2026, su 165 posti disponibili ne sono stati assegnati 64. Gli altri 101 sono rimasti vuoti con una copertura del 38,8%.
Sono medici che mancano accanto ai malati più fragili.
Le mie richieste sono tre e concrete:
- Ampliare le equipollenze della specializzazione perché questi specialisti possano accedere ai concorsi del SSN anche in medicina interna, geriatria, medicina di comunità e cure primarie e oncologia medica.
- Promuovere nei grandi ospedali Unità di Medicina della Complessità e Cure Palliative perché i malati complessi sono sempre più in corsia e non solo negli hospice.
- Prevedere la consulenza palliativa nei reparti con più pazienti in fase avanzata, per intervenire presto accanto alle équipe che li seguono.
L’ordine del giorno non comporta nuovi oneri, indica una direzione. Per i mezzi si guarda ora alla manovra, varata dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre e in arrivo in Parlamento.
Il 14 ottobre avevo già chiesto più risorse per le cure palliative nella prossima legge di bilancio. Le due richieste vanno insieme: l’indirizzo oggi, i fondi nella manovra.
Del tema mi occupo da tempo. Ne abbiamo discusso anche alla Camera, in un convegno con il ministro Schillaci tra i relatori.
Ringrazio gli specializzandi che continuano a chiedere ascolto.
Questo ordine del giorno è per loro e per i malati che aspettano di essere accompagnati, con competenza e rispetto, fino all’ultimo.
Per noi dell’Unione di Centro formare medici non basta. Servono prospettive e investimenti.

