Da De Gasperi alla guerra ibrida la NATO resta il baluardo dell’Europa
Ottobre 1, 2026Prima di partecipare ai lavori in Aula alla Camera dei deputati, dove oggi si affrontano le pregiudiziali sulla legge elettorale, sono intervenuto alla tavola rotonda dei “Security and Defence Days”.
L’evento, svoltosi nella prestigiosa cornice del Centro Alti Studi per la Difesa e promosso dalla Fondazione De Gasperi, si è concentrato sul delicato tema “Hybrid Warfare in the European Neighborhood”. In veste di Presidente della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO e di deputato, ho condiviso considerazioni strategiche sulla resilienza democratica dell’Europa di fronte alle pressioni e alle guerre asimmetriche nel nostro vicinato.
L’eredità di De Gasperi
Alcide De Gasperi, a Strasburgo nel 1951, definì il Patto Atlantico «la prima linea di difesa contro il pericolo esterno». Oggi la NATO resta il baluardo contro gli attacchi diretti all’Europa, ai suoi cittadini e ai suoi valori. In questi anni ha adattato i propri strumenti alla natura ibrida delle nuove minacce: più analisi e intelligence, opzioni di prevenzione e di risposta, più coordinamento con l’Unione europea. Dal 2025 c’è anche un Coordinatore Speciale per le Minacce Ibride.
Un cyberattacco grave, o un attacco ibrido di intensità sufficiente, può essere valutato dagli Alleati anche alla luce dell’articolo 5 del Trattato di Washington. L’ambiguità non deve diventare impunità.
Un problema che riguarda la politica
La guerra ibrida non è un dossier per soli militari, servizi di intelligence o specialisti di cybersicurezza. Riguarda la salute delle nostre democrazie. Lo dimostra la Romania, dove le presidenziali sono state annullate e poi ripetute per interferenze straniere. Ma è solo la punta dell’iceberg: le nostre società sono esposte ogni giorno a disinformazione e propaganda.
Cosa può fare l’Italia
Ho indicato tre sfide per le nostre istituzioni:
- Coordinamento: una minaccia che passa da cyberspazio, energia, comunicazione ed economia non si affronta a compartimenti stagni.
- Protezione delle infrastrutture critiche: reti energetiche, telecomunicazioni, porti, trasporti e catene di approvvigionamento.
- Informazione: difendere lo spazio informativo non significa comprimere il pluralismo. Significa rendere visibili le manipolazioni organizzate dall’estero, proteggere i processi elettorali e aiutare i cittadini a distinguere il dissenso, che è il sale della democrazia, dalle operazioni orchestrate per indebolirla.
Non dobbiamo militarizzare le nostre società. Dobbiamo renderle più difficili da destabilizzare.
Grazie a Paolo Alli Segretario Generale della Fondazione De Gasperi e alla Fondazione per l’invito e per l’organizzazione.
Consulta il programma Security and Defence Days



