Rosamaro al Senato | Quando la legge protegge chi maltratta

Rosamaro al Senato | Quando la legge protegge chi maltratta

Giugno 19, 2026 Off Di LorenzoCesa

Questa mattina, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, ho partecipato alla proiezione di “Rosamaro – La violenza è un sasso che rotola velocemente” il docufilm del regista Giuseppe Tesi che ha portato dentro le mura del Senato voci che di solito restano fuori: quelle degli uomini che hanno maltrattato e delle donne che sono sopravvissute.
Racconti crudi, senza mediazioni, costruiti su una struttura narrativa doppia – reale e attoriale – che amplifica il peso di ogni parola.

Desidero ringraziare i colleghi Paola Binetti e Antonio De Poli per aver scelto il Senato come luogo in cui aprire una riflessione lontana dalla retorica dimostrando, ancora una volta, che le istituzioni possono essere un presidio di civiltà.

Un ringraziamento particolare a Paola Binetti che ha promosso questo incontro con un obiettivo preciso: costruire un canale diretto tra il mondo della cultura, del terzo settore e le istituzioni parlamentari sul tema della prevenzione della violenza di genere. Un ponte che troppo spesso manca e che lei ha edificato con la tenacia che la contraddistingue.

Nel corso di anni di attività parlamentare, ha dedicato energie e battaglie alla tutela delle donne, al contrasto degli abusi, alla dignità della vita in tutte le sue forme con un’attenzione costante verso chi non ha voce o ha perso la forza di usarla. Un impegno che non si è mai fermato alle dichiarazioni: si è tradotto in proposte concrete, emendamenti e presenza nei luoghi in cui altri preferivano il silenzio.

Un ringraziamento sincero va a Giuseppe Tesi che con Rosamaro ha realizzato un’opera coraggiosa. Il suo approccio – affidare la prima parte del racconto alle voci dirette dei protagonisti reali e la seconda all’interpretazione attoriale – produce un effetto che nessun saggio o relazione parlamentare potrebbe replicare.
«Rosamaro è un moto interiore» ha spiegato il regista «Lo stato d’animo di chi non ha più paura di farsi aiutare e di narrarsi. Il silenzio, in certe circostanze, è sempre una sconfitta».

Grazie anche a Valentina Banci la cui interpretazione e testimonianza ha dato corpo e voce a dinamiche interiori altrimenti indicibili. E a tutti coloro che hanno arricchito il dibattito successivo: la senatrice Valeria Valente Vicepresidente della Commissione Femminicidio in Senato, Simona Petrozzi Presidente Imprenditoria Femminile Camera di Commercio, Rossana Ugenti di Assolei, Raffaella De Pascale autrice e regista Rai e Violeta Diamante scrittrice e Vicesegretaria del Sindacato per noi donne.
La moderazione attenta del giornalista Davide Dionisi ha tenuto insieme fili complessi senza perderne nessuno.
Un tavolo che ha saputo unire cultura, terzo settore, imprenditoria e istituzioni attorno a un tema che non ammette compartimenti stagni.

Nel mio intervento ho scelto di andare al cuore del problema legislativo, perché l’emozione senza la norma non basta.

La legge 54/2006 è nata con intenzioni giuste. Ma nel corso di questi vent’anni, nella pratica giudiziaria, si è rivelata uno strumento che troppi abusatori hanno imparato a maneggiare con precisione.
Costringe le donne a mantenere un legame forzato con chi le ha aggredite, umiliate, prosciugate economicamente. Le espone a una violenza vicaria che transita attraverso i figli – la forma più subdola di controllo, perché usa l’amore materno come leva. Le tiene prigioniere anche dopo aver trovato il coraggio di andarsene.

La separazione è il momento statisticamente più pericoloso per una donna uscita da una relazione violenta. È il momento in cui il controllo dell’abusatore vacilla e la sua reazione può diventare letale. Una norma che lo obbliga a restare presente nella vita della ex compagna attraverso udienze, incontri protetti e diritti di visita, prolunga quella finestra di rischio. Chiuderela è un dovere della politica.

«La legge 54 è nata con buone intenzioni» ho detto in aula «Ma nella pratica è diventata un alibi. Riformarla non significa indebolire la famiglia, significa difenderla davvero».

Il disegno di legge che ho depositato insieme a Paola Binetti interviene su più livelli.

  • Sul fronte della tutela delle donne introduce un meccanismo cautelare attivabile d’urgenza, senza attendere la conclusione di procedimenti penali che si protraggono per anni, anni durante i quali la violenza non si ferma.
  • Sul fronte economico e psicologico garantisce sostegno immediato alla vittima per recidere la dipendenza materiale dall’abusatore – spesso il vero ostacolo che impedisce a molte donne di ricostruirsi una vita. Prevede assistenza psicologica continuativa per la donna e i figli durante l’intero iter giudiziario e percorsi protetti per le famiglie vulnerabili alternativi al collocamento in strutture esterne.

Questa riforma non toglie diritti. Impedisce che i diritti diventino strumenti di oppressione.

Il provvedimento è all’esame delle Commissioni competenti. Farò di tutto perché arrivi in aula e diventi legge. Prevenire non è uno slogan. È una responsabilità. Ed è questo, anche questo, il compito della politica.

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